Il demone centenario

Vae Victis, guai ai vinti. Una frase che evoca antiche barbarie di sangue. Così Erich Priebke aveva deciso d’intitolare la sua lunghissima autobiografia scritta e pubblicata da ergastolano recluso in un anonimo appartamento borghese di Roma. E’ morto con un secolo alle spalle, il capitano delle SS, il nazista espiatorio che ha pagato – dopo una lunga latitanza sudamericana – per la mattanza andata in scena alle Fosse Ardeatine nel marzo 1944.
6 AGO 20
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Vae Victis, guai ai vinti. Una frase che evoca antiche barbarie di sangue. Così Erich Priebke aveva deciso d’intitolare la sua lunghissima autobiografia scritta e pubblicata da ergastolano recluso in un anonimo appartamento borghese di Roma. E’ morto con un secolo alle spalle, il capitano delle SS, il nazista espiatorio che ha pagato – dopo una lunga latitanza sudamericana – per la mattanza andata in scena alle Fosse Ardeatine nel marzo 1944. Era in libertà condizionata, apparentemente sano ancora, soffriva d’una sindrome da enfantillage senile: guardava i cartoni animati alla tv e cedeva il posto alle donne quando faceva la fila nei negozi. Un demone gentile.
Che cosa abbia portato con sé nell’Ade il capitano Erich Priebke lo sanno bene i sopravvissuti della comunità ebraica romana e i loro discendenti che adesso possono finalmente liberare una tensione accumulata in oltre mezzo secolo di macerazione, di ossessione privata e di lancinante bisogno d’un risarcimento pubblico definitivo. Le loro lacrime in queste ore segnalano un parossistico appagamento interiore, così come quelle di ieri reclamarono un sovrappiù di giustizia in nome del quale il processo e la condanna inflitti a Priebke diventarono a suo tempo motivo di controversie, urla, tristezze. Non può esserci serenità d’animo o di giudizio fin quando lo spettro non abbia perduto la residua incarnazione, ancorché dignitosa nella sua andatura. Dicevano gli spartani: se subisci un’ingiustizia, riconciliati; se ti fanno violenza, vendicati. La legge dell’anagrafe, a modo suo, è un plotone d’esecuzione infallibile. Tra un secolo, noi tutti saremo altrettanti sepolcri. Prima di allora, la memoria dei lutti e la consegna del ricordo avranno trovato asilo in un luogo meno frequentato dagli incubi del Novecento ancora palpitanti. Così auguriamo.